Taverna del passo

www.bartlebynel900.org

Teatro, scrittura, musica

Taverna del passo
Scritto, diretto e interpretato da Lanfranco Barozzi e Maurilio Barozzi

Musiche curate ed eseguite da Rossana Caldini (violino);
Matteo Turella (chitarra), Stefania Manica (voce).



PERSONAGGI:
Signor C
Barnabo

Uno scrittore (Signor C) e il suo disincanto nei confronti del progresso (che non va a cambiare "la stessa storia, di sempre, per tutti"), delle rivoluzioni ("che sono sempre seguite da restaurazioni") dell'impegno ("tanto non saremo mai cittadini del mondo"). Il suo odio verso la guerra ("non c'è niente di dolce, né di meritevole nel morire in guerra").
Richiamata dal vino - contemporaneamente obnubilante e illuminante - la sua coscienza/memoria si presenta alla «Taverna del Passo» sotto le spoglie di Barnabo, il guardiaboschi sognatore, e costringe il Signor C a dialogare con sé stesso, ripensando le sue scelte, il suo ambiente, la sua vita.
Un dialogo che si sviluppa lungo un originale percorso tracciato sulle allusioni agli scritti di Carpentier; Hemingway; Borges; Bukowsky; Baudelaire; Corona; Melville; Panero; Calvino; Rostand; Galeano; Whitman; Leone - e che contrappone l'utopia al disincanto, la modernità alla tradizione; la città alla montagna.
Zigzagando tra opposte concezioni, in una sorta di confessione intima, lo spettacolo parla della difficoltà (e forse dell'inutilità) di prendere una posizione determinata e mantenerla. Parla della difficoltà di assegnare significati univoci agli eventi; parla degli orrori della guerra.
In una taverna che richiama il Passo sia come luogo di montagna, sia come brano letterario o musicale, i protagonisti sono le rivoluzioni e le ghigliottine - simbolo della loro negazione -; il vino - a volte bevuto, a volte trangugiato - ; la terra; la luna; i monti; i boschi; i silenzio e la scure. In mezzo, come un filo conduttore immaginario, la musica.

Come inizia:

ATTO PRIMO

Una taverna buia. Tavoli pieni di bottiglie di vino; solo uno è ancora libero. Il Signor C entra nella taverna. Porta una canottiera, un paio di pantaloni logori. Ha la barba lunga, trasandata. Ha con se' un libro di Hemingway, un giornale e fogli scritti e da scrivere. Si siede. Accende una candela, si versa da bere del vino in un bicchiere. Beve. Scrive data e luogo su un foglio. L'ispirazione non arriva. Accende un sigaro. Riprova a scrivere. «Il mattino ha l'oro in bocca; il mattino ha l'oro in bocca… Ma ora è sera». Appoggia la penna. Beve. Prende un giornale. Legge alcune righe. Poi lo scosta, sconsolato.

SIGNOR C. - Basta. BASTA! (beve e si alza) Tanto non cambia nulla. Non cambierà mai nulla. Non è mai cambiato nulla.
Rivoluzioni… Restaurazioni. Liberté égualité fraternité, da Parigi alle Antille. Che viaggio! Ma assieme, per civilizzare, viaggiò quel mezzo frontone capovolto, triangolo nero, dal taglio obliquo, metallico e freddo. LA GIGLIOTTINA.
(
beve e tiene la bottiglia) Vino, insegnami come vedere la storia
quasi fosse già fatta cenere di memoria… (continua)

Home page

Info:

E-mail: mauriliobar@libero.it  lanfrancobar@libero.it