Nome

Non ho mai capito perché i miei genitori mi abbiano chiamato Maurilio. E non me ne è mai importato molto. «In fondo un nome è solo un nome», mi dicevo.
Attorno ai trent'anni lessi «Le città invisibili» che
ITALO CALVINO pubblicò nel 1972. Una delle sue 55 città, la città e la memoria n. 5, si chiamava MAURILIA.
La città delle contraddizioni. La cittadina di provincia diventata megalopoli, apprezzata per la sua semplicità dopo averla persa, in cartolina. Solo attraverso ciò che è diventata si può ripensare con nostalgia a ciò che era e non è più.

«Alle volte - scrisse CALVINO - anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l'accento delle voci, e perfino i lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei. È vano chiedersi se essi sono migliori o peggiori degli antichi».

Mi piace cercare le impronte che il caso, leggero o pachidermico, ha disseminato. Poi ripercorrerle all'indietro, saltandoci dentro con i piedi.
È un gioco.

E poi - volendo - ci sarebbe il Maury di FITZGERALD in "Belli e dannati"; o anche - pur non volendo - il Maury di FAULKNER, nomignolo per Benjamin Compson in "L'urlo e il furore"…

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